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Il
Teatro del Sorriso si costituisce nell' aprile del 1997, anno in cui
presenta per la prima volta al pubblico anconetano questo
fortunatissimo adattamento dell'omonima commedia
goldoniana, vincitore di ben tre targhe d'argento alla prima
edizione della Rassegna "Le Muse", e fino ad oggi
rappresentato per ben quindici volte nelle principali
piazze della nostra provincia.
Con "La Butega del Caffè", che riprende e sviluppa l'idea
di adattare commedie del Goldoni al nostro vernacolo anconetano,
quest'ultimo viene finalmente restituito al suo ruolo storico di
lingua parlata dal popolo, in contrapposizione al linguaggio ricercato,
pieno di preziosismi, usato dai nobili.
Proprio questo divario lessicale, che mantiene la commedia sempre in
bilico tra vernacolo
e lingua italiana, accentua ed evidenzia le differenze sociali ed il
diverso carattere
dei protagonisti, aggiungendo vivacità ed immediatezza allo
spettacolo, senza mai perdere di vista la fedeltà al testo
originario.
E consente, nel pieno rispetto dell'opera goldoniana, di spostarne
l'ambientazione dalla Venezia delle calli e campielli a quella
Ancona dei tanti "viguli" e piazzette affacciati
sul porto come doveva apparire alla fine del '700.
Questa commedia, scritta e rappresentata per la prima volta nel
1751, si presta del resto in modo particolare a tale trasposizione,
essendo tra le pochissime che assumono a protagonista
un luogo e non una persona.
Il "Caffè" diventa un piccolo emblematico microcosmo, in
cui si incontrano e si confrontano
personaggi buoni e cattivi, a comporre quel quadro fiducioso e
disincantato insieme che sintetizza la visione goldoniana del mondo,
del suo momento storico, della classe
sociale a cui apparteneva.
Un mondo di piccoli borghesi e di popolani, alle prese con piccole
virtù e piccoli vizi, sui quali domina la teatralissima figura di
Don Marzio, vero e proprio "genio" della
maldicenza, che proprio in virtù della sua eccezionalità assume
contorno e significato
universali.
A lui si affiancano personaggi spiccatamente anconetani, come
Ersilia, Medeo e il biscazziere
Pandolfo, Lisaura, ballerina maceratese, i pesaresi Leandro e
Placida, poi Vittoria,
Eugenio e via via tutti gli altri, a comporre un quadro ambientale
vario nel Il
Teatro del Sorriso si costituisce nell' aprile del 1997, anno in cui
presenta per la prima volta al pubblico anconetano questo
fortunatissimo adattamento dell'omonima commedia
goldoniana, vincitore di ben tré targhe d'argento alla prima
edizione della Rassegna
"Le Muse", e fino ad oggi rappresentato per ben
diciassette volte nelle principali
piazze della nostra provincia.
Con "La Butega del Caffè", che riprende e sviluppa l'idea
di adattare commedie del
Goldoni al nostro vernacolo anconetano, quest'ultimo viene
finalmente restituito al suo
ruolo storico di lingua parlata dal popolo, in contrapposizione al
linguaggio ricercato,
pieno di preziosismi, usato dai nobili.
Proprio questo divario lessicale, che mantiene la commedia sempre in
bilico tra vernacolo
e lingua italiana, accentua ed evidenzia le differenze sociali ed il
diverso carattere
dei protagonisti, aggiungendo vivacità ed immediatezza allo
spettacolo, senza mai
perdere di vista la fedeltà al testo originario.
E consente, nel pieno rispetto dell'opera goldoniana, di spostarne
l'ambientazione dalla
Venezia delle calli e campielli a quella Ancona dei tanti "viguli"
e piazzette affacciati
sul porto come doveva apparire alla fine del '700.
Questa commedia, scritta e rappresentata per la prima volta nel
1751, si presta del resto
in modo particolare a tale trasposizione, essendo tra le pochissime
che assumono a protagonista
un luogo e non una persona.
Il "Caffè" diventa un piccolo emblematico microcosmo, in
cui si incontrano e si confrontano
personaggi buoni e cattivi, a comporre quel quadro fiducioso e
disincantato insieme
che sintetizza la visione goldoniana del mondo, del suo momento
storico, della classe
sociale a cui apparteneva.
Un mondo di piccoli borghesi e di popolani, alle prese con piccole
virtù e piccoli vizi,
sui quali domina la teatralissima figura di Don Marzio, vero e
proprio "genio" della
maldicenza, che proprio in virtù della sua eccezionalità assume
contorno e significato
universali.
A lui si affiancano personaggi spiccatamente anconetani, come
Ersilia, Medeo e il biscazziere
Pandolfo, Lisaura, ballerina maceratese, i pesaresi Leandro e
Placida, poi Vittoria,
Eugenio e via via tutti gli altri, a comporre un quadro ambientale
vario nel linguaggio
e nel carattere dei protagonisti, ma, proprio per questo, fedele a
quel vivo spaccato
di umanità descrittoci da Carlo Goldoni.
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