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Questo lavoro, prodotto in collaborazione con l'A.N.P.I.
e con la II" Circoscrizione del Comune di Ancona, e con
il patrocinio della Provincia di Ancona e dell'Istituto
Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione
delle Marche, č frutto dell'incontro di un autore del
calibro di Mario Fanzini con una Compagnia alla ricerca
di storie da raccontare nuove e diverse dai soliti, banali
canovacci a cui troppo spesso, ultimamente, ha attinto
il teatro vernacolo anconetano.
La scelta di rappresentare questo dramma, pubblicato
in Ancona dalla casa editrice Fogola, ambientato nel
periodo che va dal 24 giugno al 16 luglio 1944, č
senz'altro una scelta controcorrente.
Il testo di Fanzini, infatti, ispirato ad un episodio
realmente accaduto durante l'ultima guerra, nell'imminenza
della liberazione di Ancona da parte delle truppe Alleate,
trasmette emozioni forti, a volte violente, appena stemperate
dall'uso del vernacolo, che non mancheranno di richiamare
alla memoria dei piů anziani avvenimenti lontani e tragici.
Ci siamo proposti di far rivivere quegli avvenimenti,
consapevoli che il privilegio di appartenere ad una
generazione cresciuta in tempo di pace, sia stato possibile
proprio grazie al sacrificio di uomini e donne come Zizó',
Matilde, Anita, cioč dei nostri padri e madri, nonni e
parenti, vittime spesso innocenti della furia devastatrice,
dell'odio e della violenza di una guerra terribile.
Progetto ambizioso e interessante, sia per la indiscussa
autorevolezza di Mario Fanzini, studioso e scrittore di
vernacolo, sia per la sicura presa che un lavoro come
questo puň esercitare su quella parte di pubblico anconetano
da sempre attenta alla ricerca delle proprie origini e della
propria identitŕ.
Per questo motivo il Teatro del Sorriso ha scelto di
raccontare una storia che affonda radici profonde nel
dolore e nella tragedia infinita di un'epoca che ognuno
di noi si augura non debba piů tornare.
Il rischio di cadere nella retorica dei luoghi comuni
č compensato dal fatto di avere raccolto la testimonianza
preziosa di chi, bambino all'epoca dei fatti, ha avuto
comunque di essi cognizione diretta in prima persona,
avendo il coraggio e la forza di rendere quella testimonianza
disponibile a chiunque avesse voglia di ascoltarla.
Testimonianza che, forse, sarebbe potuta rimanere
nascosta e dimenticata.
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